Separazione dei coniugi: addebito. Lesione diritti fondamentali della persona-risarcimento del danno ex art. 2059 c.c.

di , 12 novembre 2014 19:06

Con la sentenza n. 2216/14, depositata il 22 ottobre 2014, il Tribunale di Venezia ha condannato il coniuge, al quale ha addebitato la separazione, al risarcimento del danno morale della moglie liquidandolo in via equitativa in € 20.0000,00.
Nel provvedimento il Tribunale, riconoscendo provate gravi e reiterate condotte poste in essere dal marito, tali da configurare una lesione degli attributi fondamentali della persona, e in primo luogo della dignità e della sfera morale, meritevoli di protezione di rango costituzionale a sensi dell’art. 2 della Costituzione della Repubblica, ha riconosciuto l’azione risarcitoria ex art. 2059 c.c.
Il principio espresso dai Giudici Veneziani rimanda a quanto aveva già stabilito la Cassazione con la pronuncia n. 18853/11del 15 settembre 2011.
Il caso affrontato riguardava una coppia che per anni aveva visto il marito vessare con comportamenti aggressivi e “padronali” la moglie ed i figli, i quali venivano ciclicamente costretti a restare fuori di casa e comunque costretti (la moglie) a lavorare anche se ammalati.
Richiamando, come detto, il principio oramai consolidato della Suprema Corte di Cassazione, secondo il quale la violazione dei doveri coniugali (con particolare riferimento al caso di specie, quelli di assistenza morale e materiale) non comporta di per se’ automaticamente il diritto al risarcimento del danno, il Tribunale di Venezia, poichè le condotte illecite assumevano invece rilievo esterno ed autonomo quali lesioni dei diritti fondamentali della persona, ha accolto la domanda di risarcimento dei danni morali, liquidandoli in via equitativa.
Avv. Angelica Lucato

Tribunale di Venezia: ammissibile il deposito di comparsa di costituzione in via telematica

di , 12 novembre 2014 18:23

E’ quanto ha deciso il Giudice del Tribunale di Venezia dott.ssa Alessandra Ramon con ordinanza del 10 novembre 2014.
La questione: il resistente si costituisce depoistando la comparsa di costituzione e risposta a mezzo deposito telematico ( prima del decreto ministeriale che autorizza proprio dal 10 novembre 2014 al deposito telematico anche degli atti introduttivi). La ricorrente eccepisce l’inammissibilità della costituzione atteso il divieto di deposito di atti ( introduttivi o comparse) che non siano atti endoprocedimentali. La difesa della ricorrente è basata esplicitamente sulla base della Tribunale di Padova che interpreta il divieto sulla base dell’art. 35 DM n. 44/2011.
Il Giudice veneziano, invece, sposa la tesi più ardita sostenendo che l’art 35 DM 44/2011 si limita, quale fonte sublegislativa a prevedere che un decreto dirigenziale debba accertare “l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio” al fine di consentire la trasmissione dei documenti informatici ai soggetti abilitati esterni. ne deriva che detto decreto non deve individuare nè gli atti da inviare obbligatoriamente con il mezzo telematico nè il valore e la copertura legale di tale forma di comunicazione.
L’ordinanza continua sostenendo che argomenti a favore del deposito telematico si arguiscono dal fatto che non vi è alcuna disposizione del codice di rito che sanzioni la nullità o l’inammissibilità se non vi è espressa previsione normativa ed inoltre che la nullità non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo.
Una decisione coraggiosa e condivisibile.
Ci si chiede, solamente, se tale decisione sarebbe stata presa ugualmente anche in assenza del decreto dirigenziale del Ministareo della Giustizia che ha autorizzato il deposito telematico presso il Tribunale di Venezia anche per gli atti introduttivi del giudizio e per gli atti costitutivi e ciò a far data dal 10 novembre 2014. Guarda il caso proprio la data dell’ordinanza del Giudice.
avv. Victor Rampazzo
Clicca per vedere l’ ordinanza

Incostituzionale l’abrogazione delle tariffe?

di , 25 settembre 2012 07:48

E' quanto si apprende dalla lettura dell'ordinanza del Tribunale di Cremona che ha rimesso la questione davanti alla Corte Costituzionale.

Il Giudice con un'analisi acuta sostiene che nel nostro rodinamento non sia possibile rendere irretroattiva la norma ( ovvero che questa norma sia applicata per in processi in cosro) in quanto non si tratta di materia penale nè vi sono preminenti motivi imperativi di interesse generale.

La norma secondo il legislatore avrebbe los copo di liberalizzare il mercato.

Gli ordini professionali hanno ancora giurisdizione sugli iscritti? Colpo di spugna?

di , 21 settembre 2012 21:57

AVVOCATI E ATTIVITA' DISCIPLINARE

La questione assume una particolare rilevanza da quando è stato pubblicato il regolamento delle professioni.

Ai sensi dell'art. 5-bis del D. lgs. 13 agosto 2011 n. 138 convertito dalla L. 14 settembre 2011 n. 148, "le norme vigenti sugli ordinamenti professionali in contrasto con i principi di cui al comma 5 lettere da a) a g) sono abrogate con effetto dall'entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 ed in ogni caso dalla data del 13 agosto 2012.

Prova del credito: la fattura non basta.

di , 22 ottobre 2011 09:20

RECUPERO CREDITI

La fattura non è documento sufficiente a provare il credito.

Il principio non è nuovo ma la Suprema Corte l'ha ribadito con la recente pronuncia del 10 ottobre 2011. La Cassazione  sottolinea infatti come “La fattura commerciale, per la sua formazione unilaterale e la sua inerenza ad un rapporto già formato tra le parti, ha natura di atto partecipativo e non di prova documentale, o di indizio circa l’esistenza del credito in essa riportato (cfr. ex multis, Cass. nn. 15383/10 e 9593/04)".

I debitori, incalliti o meno, potranno limitarsi a contestare in giudizio l'importo , "di talché, incombe sull’emittente l’onere di provare l’esatto ammontare del proprio credito"

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